here we go after the break, welcome back ladies and gentlemen with a new artist/photographer. his name is Daryl Banks.
these are some of his recent works. dando un’occhiata alle sue foto trovo siano molto interessanti.
va da botte di colore molto vivaci.
passa dai colori tenui e neutri.
all’accostamento di colori complementari. questi scatti in particolare fanno parte della serie Crinoline Flowers.
l’impostazione moda si nota molto. il suo è un tentativo di attraversare i confini tra moda e arte. certo è che moda e arte possono essere sì considerate due cose vicine, ma non quando si parla di scatti commerciali dove è il prodotto che deve essere al centro dell’attenzione, e non l’estro e lo stile troppo personale del fotografo (a meno che non si parli di nomi davvero importanti).
ammetto che quest’ultima possibilità non mi dispiace affatto, ma ovviamente gli ambienti, commerciale ed artistico, hanno fini completamente diversi.
non starò di certo qui ad elencarvi le centinaia di cose che appena vedete vi fanno partire un trip e vi ritrovate a ripercorrere un determinato momento della vostra infanzia.
ma una sì.
bambine all’ascolto è arrivato il nuovo camper della Barbie. Barbie Glamour Camper, eccovi lo spot
evito qualsiasi commento sul jingle.cover.wannabe.degli.aqua (nella versione in italiano è proprio la canzone degli Aqua – Barbie Girl). ma va beh. a quanto pare questo Camper.super.figo ha tutto. e quando dico tutto, intendo tutto (abituata alla versione degli anni ‘90 che avrò modo di presentarvi).
Barbie, come tutti sanno, non teme la vita all’aria aperta, ma per evitare attacchi di isterismo, il camper è stato dotato di n.1 stanza estraibile. 3 pareti su 4 di rete antizanzare utilizzabile come meglio credete. di lampadario munita in questa stanza Barbie mi sa che ci dorme e ci mangia. Volesse sperimentare (davvero) una notte sotto le stelle, assieme al camper, senza alcuna aggiunta di prezzo, avrete un comodo sacco a pelo. affarone signore.
cucina super attrezzata, bagno idem, bottoni da schiacciare alla rinfusa che riproducono suoni di rane, aria aperta, sciacquone e qualcosa che sfrigola sul fornello. sul frigo c’è già il numero dell’arrotino universale per ogni evenienza.
Barbie ha i marshmallow, il fuoco finto e il box-doccia; lo schermo piatto, una Asahi Pentax ESII del 1973, birre a nastro e tante figlie quanti amici.
visto che l’ho trovato agevolo il tutorial, se così vogliamo chiamarlo
sicuramente disporrà anche di stoviglie potenzialmente infinite, cibo finto e quant’altro. cose che a me duravano una giornata, la prima. il giorno dopo, ritirando fuori tutto già mancava qualcosa. sgridata regolarmente per avere (a detta dei miei genitori) poca cura per i miei giocattoli, regolarmente non sapevo cosa rispondere, non avevo animali domestici (allora) a cui poter dare la colpa.
io avevo questo
rosa, non bianco. più che un camper sembrava un transformer. o volevi dormire all’aria aperta o ti veniva voglia di dormire all’aria aperta (sopra la branda noterete tre buchi), per far dormire la tua Barbie sul letto/divano per prima cosa dovevi accanirti contro tua cugina più piccola per accaparrarti il posto e successivamente stenderla/incastrarla (la bambola, non tua cugina) con la testa nel microonde, se volevi mangiare riparata dalle interperie non potevi a prescindere, se non mettevi bene i cavalletti sotto la “veranda” succedeva che si infrociava tutto per terra, se volevi compagnia chissenefrega, spazio per 2 persone non ce n’era.
la parte davanti si staccava e usciva un comodo Pick-up, oddio comodo. noi si lottava contro lo spazio per farci entrare Ken al posto di guida e Barbie dall’altra parte. gambe dritte e braccia incastrate dentro il volante. probabilmente il volante quello nuovo nemmeno ce l’ha.
quindi avrete capito che di cool aveva ben poco.
che avventure. grazie Camper non Glamour della Barbie. grazie per avermi insegnato ad essere umile e asociale.
e grazie soprattutto alla Barbie, per avermi fatto capire che il colore fuxia mi da veramente fastidio.
Nell’ultima settimana tra le piazze di Pesaro, Rimini e infine Fano, due studenti dei corsi di laurea in comunicazione e pubblicità dell’Università di Urbino (sede di Pesaro) hanno messo in scena la barriera – un muro – che separa il popolo Israeliano e quello Palestinese mediante una performance di strada. Ibrido tra un’istallazione scenografica e un tocco di teatralità dei due ragazzi, gli autori-attori hanno voluto interpretare, tramite una pellicola che attraversa il muro, la capacità del cinema di oltrepassare le barriere che ostacolano la fratellanza tra i popoli, attirando l’attenzione dei passanti.
L’azione della “COLONIA della comunicazione”, così si chiama l’agenzia-laboratorio dei corsi di laurea, è collegata a un evento importante che si tiene questi giorni (21 –29 giugno) a Pesaro: la “45a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema” – Pesaro Film Festival. Il tema della performance, un ottimo esempio di marketing non convenzionale e sovversivo, è stato scelto per la concomitanza di un’ampia rassegna sul nuovo cinema isreaeliano.
Tyler Shields è un fotografo professionista di LA conosciuto per i suoi lavori in campo pubblicitario e per le numerose collaborazioni con personaggi noti.
gli scatti fanno parte del nuovo libro dell’artista “The Dirty Side of Glamour”.
Shields dice: “Zachary Quinto is one of the most amazing people I have ever worked with! You may know him from Heroes or Star Trek but I know him in a whole different kind of way, not only did we climb to the top of a bridge that is being built we did all kinds of other crazy things all in the name of art and I can honestly say Zach is a true artist! Normally I will release 1 or 2 photos today I have 3 and a video all in one blog! If you are a fan of Zachary Quinto make sure you check back for more because I have so many insane shots of him I could do a gallery just on him already…”
la prima volta che l’ho visto sono rimasta così O_O.
in primis ultimamente ho una passione particolare per i cappelli enormi.
lei pare esca da una di quelle cabine da spiaggia dove le famiglie ci rinchiudono i giochi dei bambini a fine giornata.
spalanca le porte e facendo cu|cù (non prenderò in considerazione l’indifferenza della tipa che si guarda le unghie) la reazione, anche guardando lo spot in tv, è questa
non è proprio ebete e neanche “non ne vedo una da un po’ “. è la reazione Jessica Alba penso.
lei fa lo sguardo pecuru guardandosi in giro e si incammina in direzione del bancone degli alcolici. si libera elegantemente della cofana di cappello che le hanno messo in testa e passa vicino a un tizio che, non altrettanto elegantemente, da una controllata generale così
intanto il cameriere figo la aggancia definitivamente (e chi non si farebbe agganciare?)
l’immagine del Campari che finisce nel bicchiere è bellissima. divisa praticamente in 4 quadranti alternati rossi e bianchi. divisione data dal liquido nella bottiglia e dallo sfondo. questi due colori li troviamo in tutto lo spot, ovviamente. la gocciolina che scende alla fine è quasi sensuale secondo me.
finalmente raggiunge il cameriere figo, lo guarda, prende il bicchiere, lo riguarda, lui muore e lei si allontana.
ha aperto a Milano in zona Tortona Via Stendhal 36 il locale del brand Diesel, Circle.
dopo Giorgio Armani, Roberto Cavalli e Graydon Carter arriva anche Renzo Rosso.
il locale si trova nello stesso edificio che ospita gli uffici milanesi del brand e sembra essere solo il primo di una lunga serie. Renzo ha affermato: “le nuove sedi del marchio a Manhattan|Chelsea e a Braganze sono possibili future location”. una portavoce ha dichiarato che l’idea per i nuovi uffici a Braganze è di creare uno spazio più aperto verso la città con degli spazi comuni, una palestra, un campo da calcio e un asilo.
il Circle è gestito da Fabio Acampora e Sebastian Bernandez (Exploit, Living and Refeel).
un bancone a ferro di cavallo rivestito in pelle color nocciola divide la zona ristorante da quella lounge. privè massimo per 15 persone. caratteristico il lampadario con più di 8,300 lampadine. ambientazione industrial | vintage grazie agli oggetti collezionati durante i viaggi del Diesel Creative team. DJ set. il Circle non ha la zona open air.
Renzo Rosso voleva un club aperto dalle sette (e mezzo, precisamente) del mattino alle 2 di notte, voleva che la filosofiarock/folk/notturna del brand si “materializzasse” e diventasse punto di riferimento per i “seguaci” del tutto.
lo chef è Diego Macchi. cucina italiana. cantina ovviamente fornitissima che non ci facciamo mancare niente.
come se tutto questo non bastasse Diesel sta lanciando una radio on-line promuovendo la U:Music competition. due artisti verranno selezionati e saranno protagonisti di un tour mondiale che attraverserà 10 città; il tutto comprende la produzione di video musicali, merchandising e sala di registrazione.
Advertising Agency: Fischer, Lisbon, Portugal
Creative Director: Diogo Mello
Art Director: Marco Martins
Copywriter: Rafael Pitanguy
CHALLENGE: Design a business card for an environmental consultant.
SOLUTION: Business cards are usually made of paper. But using paper, even recycled, is not good for the environment. To avoid this issue, the solution was to not print any card at all, but to create a rubber stamp and then “recycle” anything that is at hand (carton paper, cigarette packs, napkins, and other wastes) into business cards.
RESULTS: The new “business card” communicates clearly what this proffesional offers: clever new ways of recycling, saving money and protecting the environment. More than a card it’s a piece of communication.
perchè capita di prendersi un caffè alle macchinette invece di andare al baretto.
già non mi va a prescindere perchè so che in facoltà il caffè fa schifo, ma Diego mi convince e si sale.
monetine, clickclick, ok. mi avvicino alla macchinette del cibo. noto lui:
lo snack g(gg)iovane dal cuore tenero.
ora. cosa cavolo vuol dire? questo è LO snack GGGIOVANE dal cuore TENERO. beh. mmmh.
sono tentata. ancora. ancora. ok lo prendo. digito 50 e scende.
STEP #01: appoggiarlo al tavolo vicino al caffè.
STEP #02: scartare la tortina delicatamente.
STEP #03: guardarla. attentamente. ecco dopo averlo fatto è sicuro che vi sorgano dei dubbi. il primo sarà: “ma perchè ho buttato 60 centesimi?” ma subito dopo scatterà la curiosità: “ci sarà il cuore tenero dentro?”. DEVO saperlo.
STEP #04: accertarsi che ci sia veramente il cuore tenero. c’è. fiù. (n.b. voi ben sapete che la temperatura iterna delle macchinette delle cibarie è quella del circolo polare, quindi il cuore tenero -in cioccolato- c’è ma non è tenero)
CONCLUSIONE: il dolcino non è buono, metà è rimasto nella carta vicino al caffè schifoso avanzato. insomma, un bel momento.