abbiamo cercato di arrivare in stazione il più presto possibile. all’entrata: fila che faceva paura, ovvio. scendo dall’auto e vado a fare i biglietti, Diego va a trovare parcheggio. il tizio trova il treno e mi fa: “i posti ci sono solo in prima classe” . “cazzo” . “anzi no, sul primo treno non avete neanche i posti assicurati” . partire dovevamo partire, quindi dico che vanno bene quelli. Diego mi chiama che non trova parcheggio, no buono. 5 minuti prima che il treno arrivasse lo trova. corriamo al binario.
saliamo sul primo treno, rimaniamo seduti per 20 minuti, poi ci dobbiamo alzare. è strano quando non hai i posti prenotati. hai l’ansia perenne e ogni volta che qualcuno si avvicina tu sei già pronto per alzarti. ma ci sono sempre i pirloni che non si ricordano il loro posto. ti passano vicino, proseguono oltre e tu pensi: “nessuno in piedi dopo l’ultima fermata! fiù, fino alla prossima sto seduta! ahahah, no! perchè il pirlone torna indietro e legge minaccioso i numeri sui posti, controlla il biglietto, ti guarda, sorride e prima che apra bocca tu gli dici: “si, ora me ne vado”.
il viaggio quindi continua in piedi fino a Bologna. per parlarci urlavamo come pazzi, ma ce l’abbiamo fatta.
come sempre in treno incontri le persone più strane. ti fanno sorridere, ma molto probabilmente anche tu fai sorridere loro, in qualche maniera.
a Bologna andiamo a fare colazione. prendiamo il treno, ora siamo in prima classe su un EuroStarqualcosa. più tranquilli di così. la scena è stata questa: i posti che avevamo non erano uno di fianco all’altro, bensì uno davanti all’altro. dico a Diego che evetualmente potevamo fare a cambio con qualcuno. in quell’istante vedo un ragazzo bellissimo avvicinarsi con il fare della persona che cerca il suo posto descritto poco fa: si affianca al mio. dico a Diego: “…solo se” (il mio pensiero era: ci spostiamo solo se il posto del belloccio non è proprio quello di fianco a me). il posto era proprio quello. guardo Diego e gli faccio: “va beh dai è uguale no?”
durante tutto il viaggio Diego mi ha continuamente inviato messaggi in cui mi spingeva a toccarlo e a far cadere qualcosa a terra per ricreare una ipotetica scena da film. io ridevo da sola leggendoli. ho fatto la figura della pazza.
sbarchiamo e chiediamo subito informazioni per via della Scala, non si sa mai che tra destra e sinistra andiamo dalla parte sbagliata.
passeggiatina, pranzo, caffè, passeggiatina.

il sole picchiava un sacco e Diego preso da un raptus mi ha tolto sciarpa e maglioncino che mi ero arrotolata al collo.
stavo meglio effettivamente.

già stremati arriviamo alla mosta e ci illuminiamo. bellissima. vedere dal vivo le foto fatte da LaChapelle, per la seconda volta tra l’altro, è stato emozionante. ma proprio un sacco. per sapere quello che c’era da vedere alla mostra potete andare qui.
tutto il resto è mezzo litro di cappuccino, un panino al volo e taaanto sonno. ah! e soprattutto nei due secondi in cui Diego si è allontanato da me mi si è fatto vicino un “pazzodastazionedeitreni” che mi ha chiesto una sigaretta. era brutto e sporco, gli ho dato quella che stavo fumando io, ma non se ne andava. mi si faceva sempre più vicino e mi parlava. per fortuna è arrivata una tizia delle ferrovie e l’ha allontanato. in contemporanea un poliziotto l’ha preso per la giacca e l’ha portato via. O_O ho la calamita? potrebbe essere.

