trovo sempre interessante scoprire che una cosa possa X può avere un numero potenzialmente infinito di interpretazioni.
oggi ho fatto la cameriera agggggratis con un gruppo di amici. ad un certo punto parte uno di quei discorsi che, quando poi ci ripensi, non riesci a capire come sia potuto iniziare.
il discorso era sul vintage. io non la so la definizione “tecnica” di questo termine (e a quanto pare non la sapeva nessuno) ma, bene o male, ci siamo espressi: a me piace, a me così così, a me non cambia nulla.
ed ecco “la signora”. essere umano di sesso femminile, molto probabilmente nata a cavallo tra gli anni ‘50 e ‘60 -così a occhio-, non vecchia quindi, ma che comunque vede quello che noi consideriamo vintage come la normalità. la moda (vera e propria) della sua gioventù.
ebbene, questa signora ad un certo punto fa: “bah, vintage vintage, non so nemmeno come si dica. è francese o inglese? io vi dico solo che, sì, c’è chi li chiama “vintage” sti vestiti, ma io li chiamo vestiti “da soffitta”. quelli che metti via -o riscopri- al cambio di stagione. perchè, vanno di moda? volete dirmi che io ORA mi vesto alla moda?”
si, lei è semplicemente divina per come si veste, signora.

[occhiali Errebi datati '60-'70. più '70 per via del tartarugato - The Wonderful Vintage Market (Udine) - A.N.G.E.L.O. stand]






















