Archivio per ottobre 2009

15
Ott
09

terrific! [it’s all about ART]

ci sono situazioni e situazioni, che provocano nelle persone certe sensazioni, emozioni. queste sono diverse per ognuno di noi, estremamente soggettive, magari si assomigliano, ma certamente si differenziano per alcune sfumature.

la decisione di vivere determinate esperienze  spesso fa sì che noi scegliamo la/le persone con cui vogliamo condividerle:  le scegliamo perché, a nostro avviso, ci sono vicine, le sentiamo predisposte. un po’ come noi.

questa è stata la volta dell’arte. quella moderna, se vogliamo. non c’erano Monet o Picasso, niente santi o zattere trasportanti gente morente. imaginando l’andazzo della giornata, come dicevo prima, la “richiesta di accompagnamento” la fai a qualcuno che sai che 1)non ti ride in faccia, e c’è gente che lo fa; 2) sai che non si annoierebbe; 3) sai che non chiede “quando arriviamo”, “quanto manca” ogni 5 minuti e via discorrendo.

io l’ho vissuta con mia sorella, una delle poche persone che conosco a cui sono certa piaccia l’arte in tutte (quasi) le sue forme; se non altro è aperta a diverse tipologie di applicazione.

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di cose che provocavano un certo turbamento ce n’erano; molte cose erano “nascoste”, che per capire che erano opere d’arte dovevi essere bravo davvero,  perchè erano sparpagliate qua e la; bellissimo l’Arsenale; un altro mondo i Giardini; da sogno il bookshop (perdonatemi, son veniale -ho lasciato un calendario, opera di un qualche designer penso, a causa dei 96euro segnati sul cartellino-);  installazioni apparentemente insensate, video di animali morti e di gente che si lava le mani, bambole paranoiche e luci incredibili.

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[per chi c’è stato fenomenale la parte dei Giardini: le case degli omicidi dei paesi nordici, il padiglione della francia quello che ho sentito di più, bella l’australia, l’uruguay, il venezuela, la polonia e gli USA.] -ve li racconterei pure, ma sarebbe inutile- davvero.

06
Ott
09

315 km circa.

la gente mi prende per il culo quando dico che agli eventi social fino adesso di social ho fatto ben poco.

mi spiego:

1. pur bazzicando qua e la in rete, incontrare così tante persone (che normalmente non incontro) tutte in una volta è complicato. per chi mi conosce potrebbe sembrare strano, perchè avere tante persone –sconosciute o pseudoconosciute che ti parlano-che ti riconoscono-che si ricordano quello che scrivi (tutto!)– intorno solitamente non è affatto un problema per me. anzi, mi fa piacere. ma succede.

2. un’altro problema è che non so veramente che impressione hanno di me on-line, non so se le persone interpetano quello che scrivo nel modo giusto, non so che reazioni potrebbero avere incontrandomi; potrebbero esserne felici, infastiditi, indifferenti e le ultime due non mi piacciono se dovute (perchè altri motivi non potrebbero esserci) a incomprensioni virtuali.

3. il perchè la pensi in questo modo è probabilmente perchè sono ancora una novellina per queste cose: ci sono molti aspetti di me che sono under construction. sono ancora un po’ ibrido di questo mondo, sono un po’ di tutto, un’accozzaglia. ma va anche bene così.

4. in più non mi aspetto minimamente che le persone mi riconoscano, ma succede ed è una cosa che continua a stupirmi e a farmi enormemente piacere.

ma dopo tutti questi dubbi, ammetto che lo scorso fine settimana il Blogfest è stato la prima occasione (dopo altri Camp e “roba social”) in cui mi sono veramente divertita perchè:

1. in primis ero rilassata (non c’era l’agitazione da mucchione);

2. ero felice di ritrovare tot persone che già conoscevo;

3. ero curiosa di conoscere tot persone con cui parlavo on-line ma che non avevo ancora incontrato prima.

sono ritornata felice di aver spuntato questi punti della to-do list e di aver aggiunto alla lista un tot di persone nuove di pacca.

ringrazio tutti quelli che mi hanno dedicato un sorriso, un buongiorno o una buonanotte. qualcuno è diventato più speciale, qualcuno ha guadagnato un tot di punti, qualcuno ne ha persi -ma nessuno è sceso sotto lo 0.

LIKE per alcuni commenti post-camp. sono stati davvero carini, in primis Beggi, khenzo e Fran.

LIKE per Lawrence e Davide con cui ho trascorso praticamente tutto il weekend.

LIKE per quelle cose che non sono più prettamente virtuali. [ma nemmeno (aimè) totalmente reali]

LIKE per alcuni “ballerini del sabato sera”.

LIKE alle presentazioni dopo un giorno intero di chiacchiere.

LIKE a quelli che non ho nominato ma sanno che se lo beccano comunque.

insomma, tanti LIKE quanti ne avevo nella borsa, e vi ricordo che sono andata a prenderli per 2 volte con la scusa che la prima volta li avevo persi.

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certe volte sono proprio contenta di farmi riconoscere.

ah. ps. non ho cazzeggiato tutto il tempo sui Fatboy, sono passata dalle foto all’erotica, dal vino alle mamme. 😉

06
Ott
09

io viaggio GLAMOUR.

non starò di certo qui ad elencarvi le centinaia di cose che appena vedete vi fanno partire un trip e vi ritrovate a ripercorrere un determinato momento della vostra infanzia.

ma una sì.

bambine all’ascolto è arrivato il nuovo camper della Barbie. Barbie Glamour Camper.

a quanto pare questo Camper.super.figo ha tutto. e quando dico tutto, intendo tutto (abituata alla versione degli anni ’90 che avrò modo di presentarvi).

Barbie, come tutti sanno, non teme la vita all’aria aperta, ma per evitare attacchi di isterismo, il camper è stato dotato di n.1 stanza estraibile. 3 pareti su 4 di rete antizanzare utilizzabile come meglio crede. di lampadario munita, in questa stanza Barbie mi sa che ci dorme e ci mangia. volesse sperimentare (davvero) una notte sotto le stelle, assieme al camper, senza alcuna aggiunta di prezzo, può godere di un comodo sacco a pelo. un affarone.

cucina super attrezzata, bagno idem, bottoni da schiacciare alla rinfusa che riproducono suoni di rane, aria, sciacquone e qualcosa che sfrigola sul fornello. sul frigo c’è già il numero dell’arrotino universale per ogni evenienza.

Barbie ha i marshmallow, il fuoco finto e il box-doccia; lo schermo piatto, una Asahi Pentax ESII del 1973, birre a nastro e tante figlie quanti amici.

visto che l’ho trovato agevolo il tutorial, se così vogliamo chiamarlo

sicuramente disporrà anche di stoviglie potenzialmente infinite, cibo finto e quant’altro. cose che a me duravano una giornata, la prima. il giorno dopo, ritirando fuori tutto già mancava qualcosa. sgridata regolarmente per avere (a detta dei miei genitori) poca cura per i miei giocattoli, regolarmente non sapevo cosa rispondere, non avevo animali domestici (allora) a cui poter dare la colpa.

io avevo il modello ROM.

rosa, non bianco. più che un camper sembrava un transformer. o volevi dormire all’aria aperta o ti facevi venire voglia di dormire all’aria aperta (sopra la branda c’erano tre buchi), per far dormire la tua Barbie sul letto/divano per prima cosa dovevi accanirti contro tua cugina più piccola per accaparrarti il posto e successivamente stenderla/incastrarla (la bambola, non tua cugina) con la testa nel microonde, se volevi mangiare riparata dalle intemperie non potevi a prescindere, se non mettevi bene i cavalletti sotto la “veranda” succedeva che si infrociava tutto per terra, se volevi compagnia chissenefrega, spazio per 2 persone non ce n’era.

la parte davanti si staccava e usciva un comodo Pick-up. noi si lottava contro lo spazio per farci entrare Ken al posto di guida e Barbie dall’altra parte. gambe dritte e braccia incastrate dentro il volante. probabilmente il volante quello nuovo nemmeno ce l’ha.

quindi avrete capito che di cool aveva ben poco.

che avventure. grazie Camper non Glamour della Barbie. grazie per avermi insegnato ad essere umile e asociale.

e grazie soprattutto alla Barbie, per avermi fatto capire che il colore fuxia mi da veramente fastidio.




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